Sottile o carnoso, piccolo o aquilino, il naso occupa una posizione centrale del viso e ne condiziona, inevitabilmente, la sua stessa armonia. Non sorprende, quindi, che la rinoplastica sia l’intervento di chirurgia estetica più vecchio al mondo e resti tuttora fra i più chiacchierati.

Cerchiamo, allora, di fare maggiore chiarezza sulla procedura di rimodellamento del naso: vediamo più da vicino di cosa si tratta, a chi si rivolge e quali sono le principali indicazioni pre e post operatorie.

Cos’è la rinoplastica?

La rinoplastica è l’intervento di chirurgia estetica volto a conferire nuova forma al naso, per fini sia estetici che funzionali. Più che una procedura standardizzata, può dirsi un vero e proprio “atto artistico“: è infatti importante che il risultato sia in equilibrio con il resto del volto, che ne rispetti le sue peculiarità e le sue simmetrie.

È curioso notare le origini antiche di questa tipologia di intervento. Basti pensare che i primi esperimenti sul campo sono addirittura databili al VI secolo a.C. Questa tecnica, nella sua forma più rudimentale, fu sviluppata da Suśruta, padre della chirurgia indiana, allo scopo di ricostruire i nasi amputati come pena inflitta a chi si era macchiato di particolari reati.

Nel corso degli anni, la chirurgia estetica del naso si è ovviamente evoluta, fino ad arrivare alla metodica moderna con intervento per via endonasale, messa a punto dal chirurgo statunitense John Orlando Roe nel 1887.

Oggi, la rinoplastica assume nuove connotazioni ed è ben lontana dal limitarsi a ridurre le dimensioni di un naso troppo prominente: le crescenti aspettative manifestate dai pazienti hanno posto le basi per lo sviluppo di procedure sempre più precise e raffinate, allo scopo di ottenere risultati quanto più possibile mirati.

A chi è adatta la rinoplastica?

La correzione chirurgica del naso può rappresentare la soluzione definitiva per chi è stanco di convivere con un difetto estetico come un naso con la gobba, sporgente o, comunque, sproporzionato nella forma e nelle dimensioni. Per molti, ricorrere alla chirurgia estetica può altresì accrescere l’accettazione di sé, soprattutto quando la particolare morfologia nasale diventa motivo di imbarazzo e rischia di minare l’autostima della persona.

Con lo stesso intervento, è inoltre possibile correggere disturbi funzionali come le difficoltà respiratorie, siano esse frutto di traumi nasali o di deformità congenite. Nella fattispecie, è più corretto parlare di “rinosettoplastica“: l’operazione non si limita a modificare l’estetica del naso, ma corregge, al contempo, anche la sua struttura interna, migliorandone l’aspetto funzionale.

In entrambi i casi, comunque, prima di procedere alla chirurgia estetica del naso, è sempre necessario attendere che le ossa facciali abbiano ultimato la loro crescita. Per questa ragione, è generalmente sconsigliabile operare prima dei 16-17 anni.

Oltre allo sviluppo fisico, grande importanza è da attribuirsi alla maturità psicologica: affrontare un cambiamento così radicale, durante l’età evolutiva, potrebbe rivelarsi una scelta precipitosa e avventata. Per questo, è importante accertarsi che il paziente sia pronto, sotto tutti gli aspetti.

Visita preliminare

La chirurgia estetica del naso, al pari di qualsiasi altro intervento chirurgico, richiede un’attenta analisi clinica del paziente.

Durante le analisi preliminari, viene anzitutto valutata la forma complessiva del naso, allo scopo di individuare eventuali deformità o deviazioni, prendendo al contempo in esame lo spessore e l’elasticità cutanea. Si passa, infine, al controllo delle cavità nasali, per identificare la posizione di setto e turbinati, e si conclude la visita con la documentazione fotografica del naso.

Il medico potrà quindi prescrivere ulteriori esami, in genere analisi del sangue ed elettrocardiogramma, allo scopo di accertarsi dello stato generale di salute del paziente.

Il fine ultimo della prima visita resta, comunque, quello di identificare il tipo di intervento più adatto a correggere gli inestetismi presenti, tenendo conto dei desideri del paziente e valutando la compatibilità dei risultati attesi con quelli effettivamente ottenibili.

Il medico avrà inoltre il compito di indicare al paziente le linee guida per prepararsi al meglio all’intervento. Generalmente, queste includono la sospensione di farmaci associati a un maggior rischio di sanguinamento e l’astensione, o quantomeno la riduzione, del fumo.

Tecnica operatoria

Per questa operazione, è possibile identificare due metodiche principali di intervento:

– La rinoplastica chiusa, che permette di modificare la componente ossea e cartilaginea della struttura nasale, usando le narici come via di accesso. Tutte le incisioni chirurgiche avvengono, quindi, all’interno del naso.

– La rinoplastica aperta, più complessa ma più precisa. Questa tecnica prevede l’incisione della columella, ossia quel piccolo segmento di cute a forma di ponte che separa le due narici. L’intervento viene così eseguito “a cielo aperto”, cioè con il chirurgo che opera a cartilagini esposte.

La modalità di intervento che è preferibile adottare dipende soprattutto dal tipo di inestetismo da correggere. Per la maggior parte dei difetti estetici, è generalmente sufficiente la rinoplastica chiusa. La tecnica aperta può diventare la via preferenziale per casi particolari, come quando si ha a che fare con narici eccessivamente strette, che impediscono l’accesso interno, o con importanti deviazioni della parte anteriore del setto nasale.

Entrambi gli approcci, comunque, se correttamente eseguiti, non lasciano alcun tipo di segno cicatriziale.

L’intervento dura dai 20 minuti a un’ora circa ed è quasi del tutto indolore, fatta eccezione per il lieve fastidio di una respirazione temporaneamente limitata, dovuta al successivo inserimento di tamponi nasali (removibili in 24-48 ore).

La rinoplastica può essere eseguita sia in anestesia generale, sia in anestesia locale con sedazione profonda. Sebbene ogni caso meriti una valutazione specifica, negli ultimi anni si tende a preferire quest’ultima tecnica anestesiologica. Le ragioni sono evidenti: meno invasiva di quella totale, non richiede l’intubazione del paziente per procedere alla respirazione artificiale, né la successiva ospedalizzazione.

Recupero post-chirurgico

Il decorso post-operatorio è strettamente correlato alla modalità di intervento. Per la rinoplastica in anestesia locale, il paziente torna immediatamente vigile dopo l’operazione e, in genere, può essere dimesso in due ore. Per gli interventi chirurgici in anestesia totale, i tempi di ospedalizzazione variano dalle 6 alle 24 ore.

Durante la fase di recupero, il medico può suggerire al paziente trattamenti che velocizzino i tempi di guarigione come la nebulizzazione di acido ialuronico puro, sotto forma di sodio ialuronato, noto per la sua azione lubrificante e per la sua capacità di migliorare lo stato biologico e fisiologico della cute. Il chirurgo può inoltre prescrivere antidolorifici, atti a contenere il temporaneo senso di pesantezza e gonfiore.

Per i primi giorni successivi all’operazione, sarà necessario applicare un gessetto protettivo sul dorso del naso affinché la pelle possa riposizionarsi esattamente sopra l’osso e la cartilagine. In seguito, la placchetta gessata potrà essere sostituita dall’uso di cerotti microporici.

In genere, comunque, le più moderne tecniche di rinoplastica garantiscono una completa guarigione delle componenti ossee e cartilaginee in circa una settimana. Per il ripristino della funzionalità della muscosa, invece, sarà necessario attendere circa due settimane. Ad ogni modo, il paziente potrà tornare alle normali attività lavorative in 3-7 giorni.